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  DAL CATALOGO 2004

 

4^ Mostra Biennale Arti Visive del 17-25 APRILE 2004

 





   INTRODUZIONI dal Catalogo 2004
 
 
IL SINDACO

IL PRESIDENTE

LE CURATRICI

MARICA CUOGO e LUCIA MAJER

 

IL SINDACO

L’Amministrazione Comunale, attraverso il patrocinio alla Mostra Concorso Nazionale Biennale Arti
Visive, organizzata dall’Associazione Culturale “a Sè Stante” e giunta alla IVa edizione, si propone di promuovere e valorizzare il “lavoro” di persone che fanno dell’arte un importante strumento di formazione culturale.
Obiettivo della manifestazione è valorizzare la creatività artistica e incentivare l’emergere di giovani talenti in modo tale da costituire le basi di una ricchezza culturale sia per il presente che per il futuro.
Anche per questo motivo il “Premio Villa Farsetti” allarga quest’anno, come nella precedente edizione, il suo orizzonte ad altri paesi europei, per portare un messaggio di cultura oltre i confini d’Italia e rendere Santa Maria di Sala un punto di riferimento artistico e culturale a livello internazionale.
Attraverso l’attività di gruppi e associazioni, che collaborano con l’Amministrazione per l’organizzazione di manifestazioni, non solo artistiche ma più ampiamente culturali, Villa Farsetti è divenuta il luogo di importanti avvenimenti, che qualificano il territorio salese non solo come sostenitore delle solide radici della tradizione, ma che cerca nel “nuovo” un valido motivo per farsi promotore di modernità.
Per questo un ringraziamento particolare va proprio all’Associazione Culturale “a Sè Stante”, che
attraverso la competenza consolidata in diversi anni di attività, ha saputo garantire la crescita, in tutte le sue forme, ad un evento che è divenuto un importante momento di incontro artistico.


Il Sindaco
Ing. Ugo Zamengo

INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE

Nel trecentenario della nascita dell’abate Filippo Farsetti ritorna l’appuntamento con l’arte nelle sale dell’omonima Villa a Santa Maria di Sala attraverso il “Premio Villa Farsetti  - Mostra Concorso Biennale Nazionale Arti Visive”, giunto alla IV edizione.

La mostra, che gode del patrocinio e del sostegno del Comune di Santa Maria di Sala, della Provincia di Venezia e della Regione Veneto, diviene occasione di confronto e di meditazione sul linguaggio visivo contemporaneo attraverso il coinvolgimento di sempre più numerosi artisti, che lavorano sulle arti figurative per sondare i possibili luoghi espressivi dell’arte.

Il notevole interesse dimostrato nelle passate edizioni ha ulteriormente confortato l’Associazione Culturale “a sé stante” a proseguire nel proprio progetto di valorizzazione dei messaggi insiti in ogni forma d’espressione artistica, sia essa pittura, scultura, grafica o fotografia.

In particolare quest’anno si desidera sottolineare l’importante valore sociale che assume ogni opera d’arte, attraverso una sezione speciale denominata “Arte per la Vita” in cui viene presentata la produzione artistica dell’Associazione di volontariato “Bambini di Chernobyl” di Mirano.

Ogni opera è infatti parte del divenire storico e culturale di una comunità, ma è anche un oggetto con una sua precisa identità nata per rispondere a dei bisogni o per comunicare dei messaggi, che non si devono e non si possono leggere solo utilizzando i codici più comodi ed immediati appartenenti alla propria epoca o società.

Ed è per questo che la proposizione della mostra è anche quella di divenire un’importante occasione culturale,  volta ad “educare” ogni cittadino ad un’apertura sempre maggiore verso la contemporaneità, affinché  si possano  comprendere valori e significati assunti dai più disparati materiali e mezzi utilizzati attualmente nelle composizioni artistiche.

 Rinnovo i ringraziamenti a quanti hanno collaborato alla realizzazione della manifestazione, in particolare agli associati di “a sé stante” che con il loro impegno garantiscono un ottimo esito ad ogni edizione della Biennale.

                                                             Il presidente  

                                                           Sergio Favero

 

 

Filippo Farsetti 1704-1774

La Villa a Santa Maria di Sala

Di proprietà della nobile famiglia veneziana dei Farsetti dai primi anni del ‘700, il terreno e gli edifici di Sala, compresi all’incirca in uno dei quadrilateri formati dalla centuriazione romana, vennero ereditati nel 1733 dall’Abate Filippo Farsetti e successivamente aumentati in maniera considerevole, per dar vita ad una delle più particolari strutture architettoniche dell’epoca in ambito veneto.

Nato il 13 gennaio del 1704 a Venezia da Antonfrancesco e Marina Foscari, Filippo Farsetti impersonò alcuni degli ideali di progresso che caratterizzarono il periodo dell’Illuminismo.

Appartenendo ad una delle famiglie più importanti e ricche di Venezia, egli riuscì a condurre una vita dedita quasi esclusivamente alle sue passioni. Amante delle belle arti, soprattutto della pittura e della scultura, e delle scienze naturali, in particolar mondo della botanica, si propose di portare a compimento due importanti progetti: la realizzazione di un’Accademia di disegno nel proprio palazzo veneziano sul Canal Grande, sull’esempio dell’Accademia di Francia a Roma, e l’edificazione di una dimora nella campagna veneta con annesso un grandioso orto botanico, in cui inserire i primi esemplari di alcuni tipi di piante (tra cui la Magnolia Grandiflora e l’ananas), per i quali sarebbe stato visitato, successivamente,  dai maggiori studiosi dell’epoca.

Visse tra Parigi, allora l’ambiente più raffinato d’Europa, Roma, la capitale dell’arte e del nuovo stile neoclassico, e Venezia; frequentò alcune tra le più interessanti personalità delle cultura e dell’arte (tra cui il cardinale Albani e Winckelmann) e divenne uno dei più importanti sostenitori del nuovo gusto neoclassico.

Proprio a Sala realizzò la sua villa, che per grandiosità e imponenza destò grande ammirazione nei contemporanei. Non casualmente chiamò da Roma l’architetto Paolo Posi, grande artista rococò, e Charles Louis Clerisseau, uno dei principali rappresentanti del neoclassicismo.

Trasformò radicalmente il palazzo preesistente dando vita ad una villa di tipo nuovo, con l’intento di ricreare l’ambiente delle lussuose  dimore romane, con finte rovine, giardini, labirinti, terme, un’arena, e molte altre “attrazioni” che avrebbero dovuto suscitare lo stupore di quanti si recavano a visitarla.

Purtroppo Filippo Farsetti non ebbe il tempo di portare a termine quanto si era prefissato e parte dei progetti rimase incompiuta; addirittura già trent’anni dopo la sua morte i giardini risultavano in parte distrutti.

Nonostante questo il palazzo nobiliare, la barchessa, parte delle cedraie e la foresteria continuano ancor oggi a testimoniare il valore storico e culturale che svolse l’abate veneziano nel XVIII secolo, divenendo patrimonio documentario della grandiosità dei suoi progetti.

Dalla fine degli anni Settanta del ‘900, ovvero da quando appartiene al Comune di Santa Maria di Sala, Villa Farsetti costituisce spazio preferenziale di mostre ed eventi culturali, sia all’interno che all’esterno, nel parco.

Nel 2004, anno del trecentesimo anniversario della nascita di Filippo Farsetti, la villa è nuovamente la sede del “Premio Villa Farsetti - Biennale Nazionale di Arti Visive”, giunto alla quarta edizione.

Ospitati nelle stanze dell’edificio principale, pittori, scultori, grafici, fotografi provenienti da tutta Italia e dall’estero, espongono le proprie opere in un contesto di indubbio valore artistico e culturale, divenuto luogo di un appuntamento a cui, oramai, non si vuole mancare e che fa, così, ritornare la Villa agli antichi splendori di un tempo.

                                                                    Marica Cuogo

 

BREVE PERCORSO
ALL’INTERNO DELLA MOSTRA


Ogni due anni Santa Maria di Sala ospita all’interno della Villa Farsetti il concorso nazionale di arti visive, che ormai è diventato un punto di riferimento per tanti artisti del territorio non più solo nazionale, ma anche estero.
Per gli organizzatori e per le tante persone che a questo premio dedicano le loro energie e il loro tempo, è una soddisfazione sentirsi ricambiati e corrisposti nei propri sforzi da parte di un numero di artisti che cresce costantemente ad ogni edizione.
Quest’anno si sono sfiorati i 450 artisti e le 600 opere, con una netta percentuale di pittura e un aumento nel numero delle sculture. Sono infatti aumentati gli artisti che hanno scelto di partecipare al premio sia con sculture da esterno, sia con opere di varie dimensioni da inserire all’interno del percorso espositivo, realizzate con i materiali più vari, dal legno alla terracotta, dal ferro, al marmo, al gesso, al cemento.
Per quanto riguarda la pittura, la qualità si conferma alta anche per questa edizione. Prevalgono i quadri di grande formato, la scelta di materiali innovativi, la mescolanza di linguaggi e la propensione verso l’astratto e l’informale. Opere materiche e polimateriche che sfruttano i supporti più vari abbandonando sempre più il concetto di opera tradizionale (e la nozione stessa di “quadro”), perdendosi quasi alla deriva di un’arte che diventa sempre più autonoma e individualistica. Si abbandonano le cornici e si appendono direttamente le tele o i supporti, quasi vogliano essere un frammento di universo attaccato alla parete, sintomo di un’arte sempre meno decorativa e sempre più legata all’espressione di una sensibilità – più o meno esasperata – che reclama la propria indipendenza e la propria validità. Tante voci, quindi, che si fondono in un unico grande coro. Una mescolanza di tutto che lascia comunque ampio spazio anche ai generi tradizionali. Ancora molti gli artisti, quasi tutti italiani, che propongono un genere figurativo, nature morte e paesaggi attraverso i quali emerge anche il desiderio di esprimere una componente lirica o poetica. Per quanto riguarda gli artisti stranieri, dalla Spagna, dall’Ungheria e dalla Germania soprattutto, la tendenza è quella di un’arte astratta che mediante il segno e il colore esprima sempre più componenti espressioniste, dando sfogo a visceralità che premono per uscire allo scoperto, in un turbine di segni che le tele stesse con difficoltà contengono.
Una sorpresa, dicevo, è stata la scultura. Molti i lavori proposti dai giovani, alcuni di loro studenti
dell’Accademia di Belle Arti, che hanno dimostrato la capacità di coniugare la tradizione con
l’innovazione, magari scegliendo materiali insoliti e soggetti non tradizionali, mescolandoli fra loro, offrendo un diverso modo di leggere la cultura contemporanea e creando così delle nuove icone. Ancora interessanti le installazioni e gli assemblaggi, seppure sacrificati nel numero per motivi di spazio.
Interessanti perché capaci di sfruttare tutti i linguaggi dell’arte, attraverso un palinsesto visivo che utilizza il video, i circuiti magnetici e l’oggetto scultoreo vero e proprio, proponendo uno scambio, una reciprocità fra artista e spettatore.
Altra sezione della mostra è rappresentata dalla grafica, con numerose incisioni e opere a stampa, ma anche con disegni a matita, a china e carboncino di soggetto vario. La grafica è un’arte libera e spontanea anche se costretta, nel caso dell’incisione, alle regole più rigorose. Si esprime con mezzi semplici, eppure dice tutto quanto è nell’animo dell’artista, riuscendo, proprio attraverso il segno, a reggere il confronto con l’autorevolezza e l’unicità di qualsiasi altra forma d’arte. Il segno infatti riassume in sé tutto ciò che in quadro è rappresentato dal colore, assumendo quindi una triplice valenza grafica, spaziale e cromatica.
Infine la fotografia. Numerose sono le foto, di vario formato, che sono pervenute a questa quarta edizione del Premio Villa Farsetti. Proprio con la fotografia gli artisti lasciano libero sfogo alla loro inventiva, sia nello sfruttare e combinare al massimo le possibilità date dalla tecnica, sia nel cercare di offrire “tagli” diversi alle immagini, mediante prospettive inusuali che propongono nuovi e inaspettati modi di interpretare la realtà.
Le immagini vengono spesso deformate, alterate, ingrandite o rimpicciolite, frammentate e rimescolate per creare un nuovo universo visivo dove quel che emerge è l’assoluta libertà dell’io, che agisce per modificare o interpretare l’ambiente e che così esprime ancora una volta, attraverso l’arte, la propria inesauribile vena creativa.


Lucia Majer

 
 


 

 
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