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IL SINDACO
L’Amministrazione
Comunale, attraverso il patrocinio alla Mostra Concorso
Nazionale Biennale Arti
Visive, organizzata dall’Associazione Culturale “a Sè Stante” e
giunta alla IVa edizione, si propone di promuovere e valorizzare
il “lavoro” di persone che fanno dell’arte un importante
strumento di formazione culturale.
Obiettivo della manifestazione è valorizzare la creatività
artistica e incentivare l’emergere di giovani talenti in modo
tale da costituire le basi di una ricchezza culturale sia per il
presente che per il futuro.
Anche per questo motivo il “Premio Villa Farsetti” allarga
quest’anno, come nella precedente edizione, il suo orizzonte ad
altri paesi europei, per portare un messaggio di cultura oltre i
confini d’Italia e rendere Santa Maria di Sala un punto di
riferimento artistico e culturale a livello internazionale.
Attraverso l’attività di gruppi e associazioni, che collaborano
con l’Amministrazione per l’organizzazione di manifestazioni,
non solo artistiche ma più ampiamente culturali, Villa Farsetti
è divenuta il luogo di importanti avvenimenti, che qualificano
il territorio salese non solo come sostenitore delle solide
radici della tradizione, ma che cerca nel “nuovo” un valido
motivo per farsi promotore di modernità.
Per questo un ringraziamento particolare va proprio
all’Associazione Culturale “a Sè Stante”, che
attraverso la competenza consolidata in diversi anni di
attività, ha saputo garantire la crescita, in tutte le sue
forme, ad un evento che è divenuto un importante momento di
incontro artistico.
Il Sindaco
Ing. Ugo Zamengo
INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE
Nel
trecentenario della nascita dell’abate Filippo Farsetti ritorna
l’appuntamento con l’arte nelle sale dell’omonima Villa a Santa
Maria di Sala attraverso il “Premio Villa Farsetti - Mostra
Concorso Biennale Nazionale Arti Visive”, giunto alla IV edizione.
La
mostra, che gode del patrocinio e del sostegno del Comune di Santa
Maria di Sala, della Provincia di Venezia e della Regione Veneto,
diviene occasione
di confronto e di meditazione sul linguaggio visivo contemporaneo
attraverso il coinvolgimento di sempre più numerosi artisti, che
lavorano sulle arti figurative per sondare i possibili luoghi
espressivi dell’arte.
Il
notevole interesse dimostrato nelle passate edizioni ha
ulteriormente confortato l’Associazione Culturale “a sé stante” a
proseguire nel proprio progetto di valorizzazione dei messaggi
insiti in ogni forma d’espressione artistica, sia essa pittura,
scultura, grafica o fotografia.
In
particolare quest’anno si desidera sottolineare l’importante
valore sociale che assume ogni opera d’arte, attraverso
una sezione
speciale denominata “Arte per la Vita” in cui viene presentata la
produzione artistica dell’Associazione di volontariato “Bambini di
Chernobyl” di Mirano.
Ogni
opera è infatti parte del divenire storico e culturale di una
comunità, ma è anche un oggetto con una sua precisa identità nata
per rispondere a dei bisogni o per comunicare dei messaggi, che
non si devono e non si possono leggere solo utilizzando i codici
più comodi ed immediati appartenenti alla propria epoca o società.
Ed è
per questo che la proposizione della mostra è anche quella di
divenire un’importante occasione culturale, volta ad “educare”
ogni cittadino ad un’apertura sempre maggiore verso la
contemporaneità, affinché si possano comprendere valori e
significati assunti dai più disparati materiali e mezzi utilizzati
attualmente nelle composizioni artistiche.
Rinnovo i ringraziamenti a quanti hanno collaborato alla
realizzazione della manifestazione, in particolare agli associati
di “a sé stante” che con il loro impegno garantiscono un ottimo
esito ad ogni edizione della Biennale.
Il presidente
Sergio Favero
Filippo Farsetti 1704-1774
La Villa a
Santa Maria di Sala
Di proprietà
della nobile famiglia veneziana dei Farsetti dai primi anni del
‘700, il terreno e gli edifici di Sala, compresi all’incirca in
uno dei quadrilateri formati dalla centuriazione romana, vennero
ereditati nel 1733 dall’Abate Filippo Farsetti e successivamente
aumentati in maniera considerevole, per dar vita ad una delle più
particolari strutture architettoniche dell’epoca in ambito veneto.
Nato il 13
gennaio del 1704 a Venezia da Antonfrancesco e Marina Foscari,
Filippo Farsetti impersonò alcuni degli ideali di progresso che
caratterizzarono il periodo dell’Illuminismo.
Appartenendo
ad una delle famiglie più importanti e ricche di Venezia, egli
riuscì a condurre una vita dedita quasi esclusivamente alle sue
passioni. Amante delle belle arti, soprattutto della pittura e
della scultura, e delle scienze naturali, in particolar mondo
della botanica, si propose di portare a compimento due importanti
progetti: la realizzazione di un’Accademia di disegno nel proprio
palazzo veneziano sul Canal Grande, sull’esempio dell’Accademia di
Francia a Roma, e l’edificazione di una dimora nella campagna
veneta con annesso un grandioso orto botanico, in cui inserire i
primi esemplari di alcuni tipi di piante (tra cui la Magnolia
Grandiflora e l’ananas), per i quali sarebbe stato
visitato, successivamente, dai maggiori studiosi dell’epoca.
Visse tra
Parigi, allora l’ambiente più raffinato d’Europa, Roma, la
capitale dell’arte e del nuovo stile neoclassico, e Venezia;
frequentò alcune tra le più interessanti personalità delle cultura
e dell’arte (tra cui il cardinale Albani e Winckelmann) e divenne
uno dei più importanti sostenitori del nuovo gusto neoclassico.
Proprio a
Sala realizzò la sua villa, che per grandiosità e imponenza destò
grande ammirazione nei contemporanei. Non casualmente chiamò da
Roma l’architetto Paolo Posi, grande artista rococò, e Charles
Louis Clerisseau, uno dei principali rappresentanti del
neoclassicismo.
Trasformò
radicalmente il palazzo preesistente dando vita ad una villa di
tipo nuovo, con l’intento di ricreare l’ambiente delle lussuose
dimore romane, con finte rovine, giardini, labirinti, terme,
un’arena, e molte altre “attrazioni” che avrebbero dovuto
suscitare lo stupore di quanti si recavano a visitarla.
Purtroppo
Filippo Farsetti non ebbe il tempo di portare a termine quanto si
era prefissato e parte dei progetti rimase incompiuta; addirittura
già trent’anni dopo la sua morte i giardini risultavano in parte
distrutti.
Nonostante
questo il palazzo nobiliare, la barchessa, parte delle cedraie e
la foresteria continuano ancor oggi a testimoniare il valore
storico e culturale che svolse l’abate veneziano nel XVIII secolo,
divenendo patrimonio documentario della grandiosità dei suoi
progetti.
Dalla fine
degli anni Settanta del ‘900, ovvero da quando appartiene al
Comune di Santa Maria di Sala, Villa Farsetti costituisce spazio
preferenziale di mostre ed eventi culturali, sia all’interno che
all’esterno, nel parco.
Nel 2004,
anno del trecentesimo anniversario della nascita di Filippo
Farsetti, la villa è nuovamente la sede del “Premio Villa Farsetti
- Biennale Nazionale di Arti Visive”, giunto alla quarta edizione.
Ospitati
nelle stanze dell’edificio principale, pittori, scultori, grafici,
fotografi provenienti da tutta Italia e dall’estero, espongono le
proprie opere in un contesto di indubbio valore artistico e
culturale, divenuto luogo di un appuntamento a cui, oramai, non si
vuole mancare e che fa, così, ritornare la Villa agli antichi
splendori di un tempo.
Marica Cuogo
BREVE
PERCORSO
ALL’INTERNO DELLA MOSTRA
Ogni due anni Santa Maria di Sala
ospita all’interno della Villa Farsetti il concorso nazionale di
arti visive, che ormai è diventato un punto di riferimento per
tanti artisti del territorio non più solo nazionale, ma anche
estero.
Per gli organizzatori e per le tante persone che a questo premio
dedicano le loro energie e il loro tempo, è una soddisfazione
sentirsi ricambiati e corrisposti nei propri sforzi da parte di
un numero di artisti che cresce costantemente ad ogni edizione.
Quest’anno si sono sfiorati i 450 artisti e le 600 opere, con
una netta percentuale di pittura e un aumento nel numero delle
sculture. Sono infatti aumentati gli artisti che hanno scelto di
partecipare al premio sia con sculture da esterno, sia con opere
di varie dimensioni da inserire all’interno del percorso
espositivo, realizzate con i materiali più vari, dal legno alla
terracotta, dal ferro, al marmo, al gesso, al cemento.
Per quanto riguarda la pittura, la qualità si conferma alta
anche per questa edizione. Prevalgono i quadri di grande
formato, la scelta di materiali innovativi, la mescolanza di
linguaggi e la propensione verso l’astratto e l’informale. Opere
materiche e polimateriche che sfruttano i supporti più vari
abbandonando sempre più il concetto di opera tradizionale (e la
nozione stessa di “quadro”), perdendosi quasi alla deriva di
un’arte che diventa sempre più autonoma e individualistica. Si
abbandonano le cornici e si appendono direttamente le tele o i
supporti, quasi vogliano essere un frammento di universo
attaccato alla parete, sintomo di un’arte sempre meno decorativa
e sempre più legata all’espressione di una sensibilità – più o
meno esasperata – che reclama la propria indipendenza e la
propria validità. Tante voci, quindi, che si fondono in un unico
grande coro. Una mescolanza di tutto che lascia comunque ampio
spazio anche ai generi tradizionali. Ancora molti gli artisti,
quasi tutti italiani, che propongono un genere figurativo,
nature morte e paesaggi attraverso i quali emerge anche il
desiderio di esprimere una componente lirica o poetica. Per
quanto riguarda gli artisti stranieri, dalla Spagna,
dall’Ungheria e dalla Germania soprattutto, la tendenza è quella
di un’arte astratta che mediante il segno e il colore esprima
sempre più componenti espressioniste, dando sfogo a visceralità
che premono per uscire allo scoperto, in un turbine di segni che
le tele stesse con difficoltà contengono.
Una sorpresa, dicevo, è stata la scultura. Molti i lavori
proposti dai giovani, alcuni di loro studenti
dell’Accademia di Belle Arti, che hanno dimostrato la capacità
di coniugare la tradizione con
l’innovazione, magari scegliendo materiali insoliti e soggetti
non tradizionali, mescolandoli fra loro, offrendo un diverso
modo di leggere la cultura contemporanea e creando così delle
nuove icone. Ancora interessanti le installazioni e gli
assemblaggi, seppure sacrificati nel numero per motivi di
spazio.
Interessanti perché capaci di sfruttare tutti i linguaggi
dell’arte, attraverso un palinsesto visivo che utilizza il
video, i circuiti magnetici e l’oggetto scultoreo vero e
proprio, proponendo uno scambio, una reciprocità fra artista e
spettatore.
Altra sezione della mostra è rappresentata dalla grafica, con
numerose incisioni e opere a stampa, ma anche con disegni a
matita, a china e carboncino di soggetto vario. La grafica è
un’arte libera e spontanea anche se costretta, nel caso
dell’incisione, alle regole più rigorose. Si esprime con mezzi
semplici, eppure dice tutto quanto è nell’animo dell’artista,
riuscendo, proprio attraverso il segno, a reggere il confronto
con l’autorevolezza e l’unicità di qualsiasi altra forma d’arte.
Il segno infatti riassume in sé tutto ciò che in quadro è
rappresentato dal colore, assumendo quindi una triplice valenza
grafica, spaziale e cromatica.
Infine la fotografia. Numerose sono le foto, di vario formato,
che sono pervenute a questa quarta edizione del Premio Villa
Farsetti. Proprio con la fotografia gli artisti lasciano libero
sfogo alla loro inventiva, sia nello sfruttare e combinare al
massimo le possibilità date dalla tecnica, sia nel cercare di
offrire “tagli” diversi alle immagini, mediante prospettive
inusuali che propongono nuovi e inaspettati modi di interpretare
la realtà.
Le immagini vengono spesso deformate, alterate, ingrandite o
rimpicciolite, frammentate e rimescolate per creare un nuovo
universo visivo dove quel che emerge è l’assoluta libertà
dell’io, che agisce per modificare o interpretare l’ambiente e
che così esprime ancora una volta, attraverso l’arte, la propria
inesauribile vena creativa.
Lucia Majer
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